Emozioni e consapevolezze
Inserito: 2008-08-19 ore 15:25:20 - Categoria: Il me medesimo
Dopo la mia prima riflessione sul Ferragosto di quest'anno, ho ricevuto un'affettuosa (nel senso, fatta a fin di bene) "strigliata" da Ilaria. La pubblico su sua gentile autorizzazione.
Tu ripeti più volte la parola "emozione", che può
starci, però a me ultimamente questa parola sta molto
antipatica. Perché? Per due ragioni:
- primo, spesso l'emozione si ferma lì, ti "tarpa" un pò
le ali. Come quando guardi un tramonto e dici: "Che bello!". E poi
basta... Ok è vero, è bellissimo, ma poi? Che cosa ci sta
dietro? Come fa ad essere così bello? Da dove viene? Chi l'ha
fatto? ...ecco, l'emozione a volte taglia fuori tutto questo, che
potrebbe sembrare qualcosa di macchinoso, ma invece per me ti
spinge a non accontentarti di ciò che semplicemente vedi, ma
ti mette in cammino, ti muove per scoprire l'Origine di quella
cosa...
- secondo... Per me il pellegrinaggio non è stato solo
emozione:è stato occasione di incontro con altre persone,
ascolto di testimonianze, preghiera, insomma, incontro diretto con
Lui. Ma diretto vuol dire CONCRETO perché Lui mi si
manifestava in quei volti e in quella circostanza lì. Non
può essere solo emozione...
Magari sono stata un po' precipitosa nel farti notare questa cosa
che magari per te era semplicemnete un'inezia... però mi sono
sentita di farlo, di dirti com'è per me. Non emozione, semmai
commozione, co-muovere, cioè mettere in moto...così
è più interessante!
Ci ho riflettuto. E mi sono sentito d'accordo con queste riflessioni. Quella che segue è la mia risposta.
Hai ragione, emozione non è la parola giusta per descrivere cosa ho provato, anche perché lo sto ancora provando, e come dici tu l'emozione non è duratura. E mi dispiace anche un po', perché di solito quando scrivo provo a pesare bene le parole, a scegliere quelle più giuste per esprimere ciò che ho dentro di me. È il motivo per cui sono prolisso a scrivere e parlo invece poco: difficilmente trovo subito le parole giuste, e nel parlare non è che hai tempi infiniti per scegliere cosa dire.
Forse avrei dovuto aspettare a scrivere, aspettare che
ciò che ho vissuto si sedimentasse, andasse via la parte
"emozionale" e rimanesse ciò che "mette radici". Ci provo
adesso, a dire quali consapevolezze mi ha lasciato quella
giornata:
- La conferma che tutta la vita è pellegrinaggio, che siamo in
cammino verso Lui. E che sapendo di avere Lui come meta, il cammino
è agevole, le difficoltà si superano.
- Che camminarci insieme, nel pellegrinaggio della vita, è
più bello. Insieme a Gesù e insieme agli altri.
Insieme a Gesù: sto capendo che anche la ricerca della mia
vocazione è un modo per sentire maggiormente che Lui è
vicino a me nel cammino. Mi sono sentito solo per tanto tempo...
quel "silenzio di Dio" di cui ci parlava il Santo Padre a Loreto,
l'ho sperimentato tante volte. Ma nel mio caso era soprattutto
causato dal non cercarlo abbastanza. Adesso sento maggiormente la
necessità di trovare la risposta alla domanda "che strada ha
pensato Dio per me?", perché trovare la risposta
significherà sentirLo vicino. E forse qualche indizio lo sto
già trovando... ma non devo essere precipitoso nel
discernerlo.
Insieme agli altri: forse proprio in questi giorni sto capendo che
Dio mi parla anche e soprattutto negli altri, e quella solitudine
sterile (non il raccoglimento in Dio, ma l'isolarsi) che prima
accettavo quasi pigramente, ora mi sta finalmente stretta. E quanto
ho in comune, io, con gli altri! Se cerchiamo la stessa cosa, se ci
troviamo davanti gli stessi ostacoli, perché non camminare
insieme? Anche nel silenzio, lo stare insieme è comunione
fruttuosa (e nel pellegrinaggio ce ne siamo accorti); isolandoci,
siamo sordi.
- Che ogni esperienza di comunione suscitata dallo Spirito è
dono per tutta la Chiesa: anche le esperienze laicali. Sono
cresciuto con la tendenza a badare solo al mio "orticello"
dell'Azione Cattolica, anche perché a Santo Spirito c'è
in pratica solo l'AC. Mi sembra invece che tu (e non solo tu) abbia
trovato il modo di vivere cammini diversi senza perdere di vista il
fine ultimo: per questo mi sto convincendo che non interessarsi per
nulla delle altre esperienze possa finire per impoverire il proprio
cammino di fede. Non so se io riuscirò mai a fare altrettanto,
ma di certo cercherò di impegnarmi affinché aumentino la
comunione e la condivisione con altre esperienze nella mia
realtà di Santo Spirito. È ora che questo "splendido
isolamento" finisca. Il mio predecessore alla presidenza mi disse
di farmi un "programma di governo", una linea guida per il
triennio. Credo che questa consapevolezza ne farà
parte.
In definitiva. No, non c'è stata solo emozione. E forse non lo si capisce, da quello che avevo scritto.
Ho pensato di pubblicare tutto questo perché credevo fosse interessante ed utile per tutti, non tanto la mia risposta quanto l'idea iniziale di andare al senso ultimo delle cose, ciò che da a loro valore e sostanza. Spero sia così... e grazie ancora ad Ilaria per la "strigliata" ;-)












