Quelli che Mattia...
Rimettendo mano a questo sito, mi sono accorto di quanto poco avessi parlato dei miei amici finora. Incredibile, sono stati e sono tuttora una parte importantissima della mia vita e non gli ho dedicato quasi nulla. Così ho tolto la pagina su GeGa e ho messo questa, sicuramente più importante. E grazie ancora a tutti voi, quelli di cui parlerò qui di seguito e quelli che non ci sono, ma che comunque sono stati una parte irrinunciabile di me.
Gipos - Ludo - Beppe - Cenni - Canta
Davide Dal Prato (Gipos)
La spalla di una vita
L’amico di
più vecchia data che ho, un’amicizia solida, che ha
attraversato anche difficoltà ma che ne è sempre uscita
più forte di prima. L’ho conosciuto nel 1986, quando insieme iniziammo la prima
elementare. In verità, all’inizio era un compagno come
tutti gli altri, non avevo un rapporto particolare con lui. Poi, in
quarta elementare, il nostro maestro ci diede da fare, a gruppi o
coppie, un grafico sulle montagne più alte d’Italia. E,
casualmente (o almeno, io non ricordo perché), ci trovammo io
e Davide a farlo, a casa sua. Quell’esperienza la ricordo
ancora come una tra le più belle della mia infanzia; in
realtà non fu niente di particolare, ma mi lasciò un
segno indelebile. Vennero altri grafici, e altri incontri: ormai
l’amicizia era nata e non si sarebbe più fermata. Per
anni abbiamo condiviso ogni più piccolo momento, ogni cosa
bisognava farla in due, ci si imitava nel modo di fare, nelle cose
da avere (come il computer, che lui comprò pochi mesi dopo di
me), eccetera. Proprio come due bambini amici per la pelle.
Il tempo passò, noi crescemmo, e a un certo punto, a cavallo
del 1998, la nostra amicizia
visse il momento più difficile, perché ognuno voleva
vivere la propria vita anche senza l’altro, in un desiderio
di indipendenza normale per la nostra età, e non voleva che
l’altro facesse altrettanto. Fu un momento brutto, ma
necessario, per crescere entrambi e capire che si poteva (o anche
si doveva) essere amici senza vedersi tutti i momenti e, viceversa,
che si poteva vivere ciascuno la propria vita senza doversi
separare. Da quel momento insomma nacque un’amicizia matura,
non più infantile, e oggi posso dire che, se è vero che
ci vediamo meno spesso di qualche anno fa, per gli impegni che
abbiamo, è anche vero che oggi, a livello psicologico,
condividiamo molto di più.
Abbiamo fatto insieme i coristi, gli attori, i comici (a Santo
Spirito abbiamo più volte fatto il pezzo dei Fichi
d’India nei panni dei Neri per Caso, facendo satira sulle
persone della nostra Parrocchia), i DJ (soprattutto da quando io ho
il lettore MP3 col quale posso far stare numerosi CD in pochissimo
spazio). Sempre insieme, in grado di capirci con uno sguardo, di
improvvisare, di aiutarci a vicenda. Questo, credo, è
l’essere amici.
Ludovico Gardenghi (Ludo)
Mio cuggino
Se non ci fosse,
bisognerebbe inventarlo. Nei momenti più difficili della mia
vita ho sempre potuto contare su di lui. Forse lui non sa, ma
quante volte è stato indispensabile, per una stupidaggine o
per qualcosa di più serio! È nato un anno e qualche mese
dopo di me; ha avuto molta sfortuna, per un errore medico ha un
occhio che quasi non vede più nulla. Me lo ricordo da piccolo,
veniva in casa di mia nonna con quegli occhialoni bifocali e un
cerotto sull’occhio che sembrava Long John Silver; per giunta
era anche strabico. Poi ha smesso occhiali e cerotto perché
non c’era più molto da fare, e l’occhio ha
quantomeno preso una posizione più diritta, tant’è
che oggi non si vede quasi più quello che è stato.
Ciò che la natura gli ha tolto nel fisico, glielo ha dato nel
cervello: è sempre stato intelligentissimo, ha potuto andare a
scuola un anno prima senza problemi, è sempre stato il primo
della classe, mi ha insegnato tante cose, per esempio tutto
ciò che sapevo sull’Informatica prima
dell’Università; ha una pazzia geniale, che da piccolo
lo portava e ancora lo porta ad avere idee e a fare cose più
grandi di lui, riuscendoci quasi sempre, con me a cercare di
raggiungerlo inutilmente. Mi ha influenzato tantissimo, soprattutto
quando mi ha affascinato coi suoi Lego Technic che anch’io
volli, e col suo PC mi estasiò al punto da farmelo comprare poco tempo dopo. In effetti nei
suoi confronti ho sempre avuto una spinta all’imitazione, che
comunque lui ha in parte ricambiato, seguendomi prima al Liceo e
poi all’Università e seguendo certe mie scelte sul
cellulare e qualcos’altro.
È un parente, ma per me è soprattutto un amico, e come
dicevo è stato un aiuto preziosissimo in certi momenti
difficili. Avevo avuto una delusione amorosa? Andavo da lui, che di
donne non parlava mai, e passavo una sera pensando a
tutt’altro; così mi consolavo, lui senza accorgersene mi
faceva capire che la vita andava avanti, che non dovevo abbattermi.
Non credo sia stato un caso se il 1 maggio 1994, quando qui a Imola
è morto Senna ed io ero a casa mia sconvolto da ciò che
avevo appena visto in TV, in casa ci fosse anche Ludovico; e
ricordo mia mamma che mi consigliò di andare da lui a giocare
col PC, piuttosto che stare lì. E non credo sia stato un caso
neanche il fatto che i due campi scuola del 1998, così importanti per me, li abbia
vissuti insieme a lui. Non saprai mai, Ludo, quanto ti devo
ringraziare.
Mi ha superato in tutto, praticamente; anche nel campo degli amori,
che come dicevo ha sempre trascurato, si è trovato una ragazza
senza bisogno di cercarla, e all’Università non scende
sotto al 30. A volte mi chiedo se lo invidio, se mi fa rabbia che
lui, più piccolo di me, abbia più successo sempre e
dovunque. Ci penso un po’, sorrido e mi dico: No, se lo
merita. Con quello che ha passato...
Giuseppe Capriati (Beppe)
Il bello della compagnia
Sicuramente la persona
più misteriosa che abbia mai conosciuto, difficile da
comprendere e capire. Forse è stata quell’aura di
mistero a renderlo interessante ai miei occhi, o forse l’ho
sempre visto come un modello da imitare, quantomeno per il successo
con le donne che ha sempre avuto. È quello di cui puoi dire,
come delle Superga: “Si odia. O si ama.”.
Lo ha conosciuto Gipos
all’epoca delle superiori, e io non molto dopo, a una festa di compleanno.
L’amicizia di Gipos
con Beppe era molto forte, tanto che Davide era un po’
“diviso” fra noi due.
Poi Beppe venne ad abitare vicino a noi, entrò a Santo
Spirito, dove si trovò subito molto bene, e quello che era
stato per molto tempo il duo di Santo divenne un trio. Ma le cose
andarono bene per poco, in quanto gli amori (che loro trovavano e
io no, ma ne abbiamo già parlato) e certe amicizie di Beppe
causarono divisioni. Era il 1998 già citato, e fra questo e il gruppo
morente a Santo stavamo andando in rottura, dividendoci, forse per
sempre.
L’estate del 1998 e la “pausa di riflessione”
fece bene a tutti, evidentemente, in particolare fece bene a Santo
Spirito, dove l’arrivo di don Fabio mise le premesse per la rinascita del
gruppo. Io, che avevo pensato di andare nella parrocchia di
Ludo per la situazione del
gruppo, e Beppe e Gipos, che
ne avevano scelto un’altra per lo stesso motivo, finimmo
così nel nuovo gruppone di Santo tutti insieme, e
l’amicizia fra me e loro rifiorì. Nel frattempo
però si era indebolito il rapporto fra loro due, il che
comunque aiutò me a rinsaldare il legame con Gipos e anche a crearne uno di vera amicizia
con Beppe e il nuovo arrivato Cenni. Quei problemi che ci avevano divisi, erano
spariti come per incanto. Con Beppe e Cenni abbiamo condiviso tante cose, in
particolare le vacanze e la GMG a Roma nel 2000.
Come dicevo, Beppe è un personaggio enigmatico, misterioso,
non sempre facile da capire. Chi ha avuto degli screzi con lui gli
ha spesso rinfacciato una doppia personalità; in effetti se
Beppe con gli amici veri (pochi, e ben conosciuti: e in questo un
po’ mi somiglia) è aperto e vero amico, cordiale, che
condivide tutto, con chi non conosce o non gli è
simpaticissimo (e succede spesso, tendendo sempre a primeggiare
come fa lui, anche in modo nascosto, ma inequivocabile) erge una
barriera protettiva impenetrabile e spesso è capace di grande
cattiveria, soprattutto quando si sente tradito da una persona che
riteneva fidata.
Inoltre è preoccupato di apparire sempre al meglio, capace di
pettinarsi prima di andare a letto ed eternamente ritardatario per
il tempo passato davanti allo specchio. Per me e per molti è
stato, comunque, anche maestro di immagine, insegnandomi tanti
trucchetti per migliorare il mio aspetto, anche banali come tenere
il borsello/marsupio sotto la maglietta :-). Insomma un Narciso
passionale, ma con la “sua” gente un amico
insostituibile.
Davide Cenni (Cenni)
Il capo
Un amico schietto, una
persona pragmatica che dice pane al pane; sincero e cristallino,
è il miglior compagno per uno come Beppe.
La via per la quale sono diventato suo amico è stata un
po’ strana. Eravamo a fine 1997, e Beppe era appena entrato nel gruppo di Santo. In
parrocchia in quel periodo vi erano due gruppi giovanissimi: quello
con me, Gipos e Beppe e un altro che comprendeva
Michele, un altro amico di
nome Davide Preti e appunto Cenni. Non si sa bene come, si era
creata una forte rivalità fra un trio e l’altro, in
realtà molto costruita e senza un reale motivo: probabilmente,
essendo noi gli unici maschi divisi in due gruppi da tre, doveva
succedere. Comunque fu un annetto di attenta indifferenza tra i due
gruppetti, fino a quando l’arrivo di don Fabio pose le premesse per un gruppo nuovo e
unificato, che nacque sulla base di noi sei, uniti tutti insieme
senza problemi, segno che quelle rivalità passate non avevano
proprio alcun fondamento. In particolare Beppe e Cenni legarono molto, forse (come dicevo
prima) proprio perché dotati di due caratteri così
opposti, uno misterioso ed enigmatico, l’altro schietto e
limpido: una coppia perfetta.
Cenni è sempre stato un casinaro, un leader, portato a
distinguersi e dare l’esempio agli altri, capace di dire le
cose in faccia e di non farsi pestare i piedi senza star zitto. A
prima vista può sembrare burbero, in realtà è capace
di grande dolcezza verso tutti, anche più di Beppe. Di loro due si potrebbe dire che
Beppe è la mente e
Cenni il braccio (o la bocca), poiché a prima vista sembra che
il primo pensi molto e parli poco, mentre il secondo parli per il
primo senza ragionare con la sua testa. In realtà non è
vero, la verità è che la sintonia tra i due è molto
forte, si vedono spessissimo e condividono tanto.
Sicuramente invidio di lui la schiettezza e la capacità di non
tenersi dentro le cose, perché esprimersi, dire ciò che
si pensa, spesso serve a togliersi dei pesi e ad evitare di
rimuginare ciò che non va. Spero di seguire il suo
esempio.
Prof. Gabriele Cantagalli (Canta)
Il pargoletto
Un personaggio del
tutto particolare, che non si finisce mai di scoprire. Un comico,
un umorista nato, che vive in un mondo tutto suo. Lo conoscevo di
vista da anni, ma i miei rapporti con lui sono diventati più
intensi nel corso del 1997, tanto che mi propose di entrare nel
coro polifonico di Santo Spirito. Accettai, orgoglioso di far parte
di un coro polifonico, soprattutto perché non ero stato io a
chiedere di entrarvi, e cominciai le prove nel settembre di
quell’anno. Soprattutto in quel periodo, non proprio facile, la sua presenza fu molto
importante, per dimenticare le delusioni e le difficoltà; in
seguito, soprattutto dopo l’arrivo di Ludo nel coro, abbiamo moltiplicato i nostri
incontri anche al di fuori di Santo Spirito, come ad esempio ai
concerti d’organo o a feste parrocchiali mangerecce. Infine,
nel 2003 sono andato con lui in Spagna, dove credo di aver quasi
completato la conoscenza del fenomeno-Canta.
Cominci a intuire di chi si tratta sentendo la sua parlata
decisamente “teatrale”, per poi arrivare a capire che
essere sul palcoscenico o vivere la vita di tutti i giorni, per
lui, non fa alcuna differenza. Gli altri sono coprotagonisti della
sua umana commedia, infatti sono chiamati sempre con un soprannome,
che per lui è il loro vero nome (per esempio io sono Mattio, e
Ludo ha ricevuto da lui il soprannome Ludvig); ma forse i
soprannomi li usa anche per identificare univocamente le persone,
mentre i nomi di battesimo potrebbero presentare duplicazioni.
Anche l’enfasi con cui, in circostanze particolari, parla e
si muove, rientra nell’esagerazione e nella sottolineatura di
parole e gesti che la messa in scena richiede. È un eterno
bambino, o “pargoletto”, infatti ha amici di 3-4
generazioni diverse; dice di avere 27 anni pur essendo del 1958 (e,
a volte, si finge controllore di biglietti del treno anziché
insegnante), e in effetti si comporta come se li avesse. Grande
organista, quando compone qualcosa lui mette sempre nomi di
fantasia, non so se per modestia, perché fa parte della
finzione della commedia o perché così può lodare i
propri pezzi senza essere tacciato di vanità. È
professore di Chimica, e a scuola, pur essendo molto fiscale nel
trovare i bigliettini agli studenti, si comporta secondo la sua
età dichiarata, infatti gli studenti lo trattano come fosse
uno di loro, e lui insegna in camice bianco, come un qualsiasi
studente in facoltà. Ha un grande senso
dell’orientamento, e al volante sfoggia una gran confidenza,
nonostante, essendo miope forse più di me, si ostini a non
portare gli occhiali; in effetti ha avuto molti meno incidenti e
subito molte meno multe di quanto si potrebbe immaginare, e forse
per questo è stato, nella scuola dove insegnava
precedentemente, responsabile per l’educazione stradale.
Certe cose pare farle con molto pressapochismo e nonchalance, come
il guidare, mentre altre sono eseguite attenendosi scrupolosamente
a procedure collaudate e molto efficaci, a volte esageratamente
precise, come la cura dell’igiene propria e delle cose con
cui viene a contatto (maneggia i soldi il meno possibile e ci mette
MOLTO tempo per lavarsi, non mangia quasi niente con le mani,
taglia con coltello e forchetta i panini del McDonald’s e non
si attacca alle lattine). Procedure che, comunque, rivelano un
profondo studio sul come ottimizzare le soluzioni ai problemi;
infatti, dopo aver avuto, come molti, l’avversione del
principiante verso il computer, ora lo sa usare benissimo e non
può più farne a meno. Certe sue soluzioni sono talmente
intelligenti da essere copiate da altri, con suo sommo orgoglio
(come la sua agenda, oggi usata da Ludo, Gipos
e me). Ha interessi disparati e particolari, oltre alla musica:
film e serie TV come Star Wars, Star Trek e X-Files, e la sua
telecamera, cose che gli hanno permesso di accumulare tonnellate di
videocassette; i viaggi e le lingue straniere, soprattutto la
Spagna e lo spagnolo, mentre odia l’inglese al punto di
pronunciarlo volutamente all’italiana; i manifesti mortuari,
che colleziona da anni e con i quali vorrebbe tappezzarsi la camera
(e dire che è una persona così allegra...); più
tante altre cose che magari non segue attivamente ma si è
registrato in TV (o comprato un libro) per impararle prima o poi,
come dizionari dei film, corsi di informatica e di lingue varie.
È stato anche, in passato, educatore ACR e DJ (o disgiocar: di
musica classica, ovviamente).
Insomma, una persona tutto tranne che comune, normale, banale,
ordinaria; uno insieme al quale è difficile essere tristi o
annoiati, almeno non io. Spero che da questa descrizione abbiate
colto almeno in parte questa sua grande peculiarità, ma certo
bisognerebbe conoscerlo per capire cosa intendo.
Come dicevo, di amici ne ho avuti tanti, alcuni sono scomparsi, altri rimasti. Oltre a questi ve ne sono altri che hanno avuto e hanno ancora un significato particolare per me. Prossimamente li aggiungerò, restate in linea.




