La mia vita


Non c’è molto da dire sulla vita di una persona qualunque, magari però sapendo guardare si può trovare qualcosa di straordinario.

In breve - I primi anni - Inizio della scuola - Le timidezze - Divertimento - La fede - La politica - L’amore - Anni difficili - Il nuovo millennio


Chi è Mattia Gentilini? (brevissimamente)

Mattia Gentilini - photo
Mi chiamo
Mattia Gentilini
Sono nato a
Bologna (BO), 1980-11-06, circa 10:45 CET
Abito a
Imola (BO), esattamente qui.
Capelli
Castani. A causa di una incipiente calvizie in “zona chierica” vorrei tenerli sempre rasati, ma d’inverno farli crescere mi aiuta a prevenire il sangue naso di cui a volte soffro. Dunque la lunghezza dei capelli è più o meno inversamente proporzionale alla temperatura stagionale.
Occhi
Verde smunto; porto gli occhiali dal 1990 circa, sono miope di circa 1.5 gradi a destra e 3 a sinistra.
Testa
Molto grande, al punto che i berretti mi stanno spesso stretti.
Corpo
Quando sono assiduo con la corsa peso attorno ai 75Kg. Sono alto circa 1.75m e porto il 43 di scarpe.
Cosa faccio attualmente
Mi sono laureato in Informatica Specialistica all’Università di Bologna. Lavoro a Imola come consulente informatico
Dove mi trovate in rete
Ad uno di questi indirizzi, oppure cercando MG55 sul canale IRC #acheronte in Freenode. Anche su Google+, Facebook, LinkedIn eccetera, solitamente se cercate per nome mi trovate.
Tre interessi a caso (gli altri qui)
Informatica (WWW, interazione uomo-macchina), Musica Classica (soprattutto per organo), Formula 1
Vorrei assumerti, Mattia.
Così, su due piedi? Beh, magari leggi Il mio CV, prima.
Religione
Cattolico sono nato, in seguito cattolico ho scelto di essere.
Pensiero politico
Cattolico, rispettoso dell’ordine e libertario; sogno una politica di cui tutti possano innamorarsi. Destra e sinistra sono concetti instabili e transitori
Vorrei farti un regalo, Mattia.
Molto ben accetto! ;-) Se non sai cosa (ma solo in quel caso) leggi la mia wishlist.
Mi piacciono le donne... (sì, sono della vecchia guardia)
Dolci, soprattutto, e che abbiano le mie (poche) qualità, così che non abbia mai a sentirmi superiore a loro
Perché ho scritto questa introduzione
Per avere un sunto di me in poco spazio, e per copiare (come sempre) mio cuggino Ludovico

Chi è Mattia Gentilini? (con calma...)

Sono nato il 6 Novembre 1980 in ospedale a Bologna, ma solo perché a Imola, dove i miei genitori vivono da tanti anni, a quei tempi non c’era la maternità. Poco dopo la mia nascita, mia mamma stette male per un certo periodo di tempo, così mi battezzarono in casa, padrino e madrina mio nonno materno e sua sorella che, devotissima a padre Pio, volle impormi come secondo nome quello del Santo di Pietrelcina. Dunque ho sempre vissuto nella città del Gran Premio, e non potrei più, ormai, fare cambio con un’altra, perché la mia vita e il mio cuore sono qui per sempre.

Da piccolo ero un piagnone, piangevo per le più piccole stupidaggini; questo ha, forse, temprato il mio carattere, tanto che più tardi, quando sono accaduti fatti più spiacevoli, ho saputo trattenere le lacrime. Ora tendo invece a commuovermi più che a piangere, sempre per cose di poco conto, magari un film. Sono cresciuto seguendo gli esempi che la mia famiglia mi dava: dal mio nonno materno, morto quando avevo 6 anni, ho ereditato la passione per la storia e l’interesse per la politica (di lui mi rimarrà impresso quando mi faceva “Khomeini il cattivo”, piegando sul dito un tovagliolo, come solo lui sapeva fare, a mo’ di arabo incappucciato); dai miei nonni paterni quella fede contadina molto attaccata alle immagini sacre e devota al culto dei morti, e i giochi con le carte romagnole; da mia nonna materna (la più anziana, e l’unica ancora viva) la forza di volontà che fa superare i momenti più difficili, e i giochi con le carte da poker come il ramino o scala 40.

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Ho iniziato poi ad andare a scuola, e lì misi presto in mostra una memoria molto forte, fotografica, che unita all’abitudine di leggere per diletto i libri di scuola (non quelli delle materie che stavo studiando, cioè quelli non li leggevo per diletto :-) ) mi permise di ottenere ottimi risultati alle elementari, alle medie e al Liceo Scientifico, da dove sono uscito col 100 guadagnato col nuovo esame. Risultati esaltanti, ma non per me: soprattutto negli ultimi tempi dell’università, anche se i voti rimangono spesso alti, sento a volte di non meritarmeli e li attribuisco a fortuna. Comunque anch’io ho avuto le mie insufficenze, soprattutto nei temi di italiano dove pochi errori di ortografia te li facevano pesare come macigni. Molto meglio andava la matematica, dove sono arrivato più volte al 10. Mi davano del secchione, ma non mi sono mai ammazzato dallo studio: anche oggi mia mamma dice sempre che mi dedico troppo ad altre cose, come la parrocchia.

Credo che proprio alle elementari abbia preso questa attitudine a non vantarmi troppo dei miei risultati, infatti i miei compagni mi criticavano perché mi vantavo troppo, così smisi. Inoltre mi subissavano dicendo che “amavo” (per come si può amare a 7-8 anni) una compagna, quasi ridendomi dietro; oggi credo che se la mia vita sentimentale è quello che è devo ringraziare loro (senza rancore, amici: sto solo facendo un po’ di autoanalisi psicologica), nel senso che il timore delle critiche mi ha causato una timidezza congenita, dalla quale sto uscendo poco alla volta, ma che certo non mi ha aiutato, per ora, a trovare una donna. Insomma, giudicate come volete, la verità è che finora non sono mai stato insieme ad una ragazza neanche per un giorno. Non che non ci abbia provato, ci mancherebbe; ma “per colpa o per destino le donne le ho perdute”, diceva Guccini... Insomma ci sono tanti motivi, fra i quali anche la scarsa avvenenza (se poi qualche ragazza, dopo aver visto le mie foto, la pensa diversamente, tanto meglio: mi scriva pure :-) ) e la timidezza di cui sopra.

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Ma il tempo dell’amore, quello vero, era ancora lontano, per me bambino: pensavo a tutt’altro, come è normale che sia, a giocare per esempio. Mi affascinava ciò che si poteva trasformare, costruire, le cose che potevano diventare altre cose; così mi affezionai ai LEGO e ai Trans Formers. Inoltre nascevano le prime amicizie: quella con Gipos, mio compagno di classe fin dalla prima elementare, e con mio cuggino Ludovico, insieme ad altre persone incontrate e poi scomparse, perché nella vita le strade si uniscono e si dividono molto rapidamente. Sono anche andato all’estero, in Austria, anche se la cosa non mi parve così nuova, essendo stato gli anni precedenti e successivi a Ortisei, in Val Gardena dove si parla italiano e tedesco insieme.

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Un’anno importante per la mia vita è stato certamente il 1991, quando sono passato dalle elementari alle medie, ho avuto il mio primo PC, ho ricevuto la Cresima e ho iniziato a seguire l’Azione Cattolica nell’ACR. È stato questo un passo importantissimo per la mia crescita spirituale: finito il periodo in cui in Chiesa mi ci mandavano i miei ho cominciato infatti a scegliere quella strada personalmente, segnando così la mia vita per sempre. Mia madre da giovane seguiva Gioventù Studentesca, e forse proprio per quello ha ben visto il mio impegno, sempre però che non trascurassi la scuola. Dopo l’ACR ci sono stati i GVSS, poi il catechismo, il consiglio parrocchiale di AC, il coro polifonico: tante esperienze di fede, crescita ma anche divertimento. Una strada ancora lunga, verso l’Amore infinito di Dio.

Altro anno cruciale il 1994, quando ho cominciato il liceo e a interessarmi di politica: in effetti all’inizio non era che una scelta da bambino, un bambino che tifava Milan e che vedeva scendere in politica il presidente della sua squadra del cuore. Poi il senso politico si è affinato, imparando dagli errori dell’una e dell’altra parte e confrontandomi con la mia fede religiosa, più che calcistica. Intanto arrivava il secondo PC e la mia mente era ormai sempre più orientata verso l’informatica, anche per il futuro lavorativo: ormai avevo deciso che quella sarebbe stata la mia strada.

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Il 1995 è stato l’anno del primo amore, l’anno in cui ho scoperto molto più di prima cosa volesse dire. Purtroppo, come ho già detto, è stato un buco nell’acqua, ma quella volta ero davvero partito, e soprattutto ottimista. Di certo, quell’esperienza pur tanto breve e fugace, quell’amore in realtà mai iniziato, mi ha dato qualcosa che forse non ritroverò mai più. Tanti insuccessi, tanti sbagli, tanti “no” mi hanno reso in effetti meno arrembante e più pessimista all’amore e alla possibilità che anch’io potessi, prima o poi, coronare quel sogno. Curiosamente, finora tutte le mie avventure amorose sono sempre passate attraverso la Chiesa. In effetti ho sempre privilegiato la possibilità di intesa “spirituale” con una donna, piuttosto che guardare al lato fisico. Magari è stato questo il mio errore: ma non credo che potrei comportarmi diversamente, ormai; stare insieme a una ragazza per farmi una “storia” o provare esclusivamente piaceri fisici non è e non sarà mai il mio scopo, dovrei cambiare troppo me stesso.

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Gli anni dal 1996 al 1999 hanno avuto tutti momenti difficili, in un modo o nell’altro: nel ’96 mi sono rotto una gamba e ho dovuto fare un mese di gesso, mentre nel 1997 e nel 1999 sono morti i miei nonni paterni. Ma il momento peggiore per me è stato nel 1998. Le amicizie infatti (in particolare quelle con Gipos e con Beppe, da poco iniziata) erano in crisi, probabilmente perché nel frattempo si scopriva l’amore più seriamente e si pensava che questo non potesse convivere con le amicizie. Inoltre due miei “tentativi” amorosi fallivano, e il gruppo a Santo Spirito andava a rotoli. Quell’anno però ebbi l’idea di fare due campi scuola AC e questi mi permisero di guardare avanti con ottimismo; in autunno arrivò a Santo Spirito un nuovo sacerdote, un certo don Fabio Gennai, molto interessato a noi giovani; inoltre il primo viaggio in aereo (in Spagna) e il nuovo PC rallegrarono la fine dell’anno. Il gruppo rinacque, le amicizie si rinsaldarono (quella con Cenni cominciò, in effetti, proprio in questo momento) e iniziò un periodo pieno di bellissimi ricordi. Fra l’altro, proprio nel 1998 le mie manie di grandezza si materializzavano con la creazione del logo MG, prodotto dei miei scarabocchi da quaderno che hanno sempre accompagnato i momenti di studio.

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Finiva intanto il Liceo, col 100 di cui sopra; la scelta per l’Università era ormai fatta da tempo, e così ho iniziato il corso di laurea in Informatica a Bologna. Ancora oggi non mi pento di quella scelta, anche se a volte gli esami non sono facili è tutta (o quasi) roba che mi piace, quindi le cose si fanno più volentieri. Il 2000 è stato l’anno del mondiale di Schumacher, una liberazione per me dopo anni di rospi ingoiati, e anche della mia prima Giornata Mondiale della Gioventù: forse non l’ho vissuta pienamente dal punto di vista spirituale, ma resta comunque un’esperienza indimenticabile. Il 2001 invece è stato un anno più difficile, con il caos (fisico e psichico) del trasloco nella casa di mia nonna, le difficoltà con Beppe e Cenni che non si sentivano più a casa loro a Santo Spirito, il passaggio burocraticamente tempestoso al nuovo corso di laurea a 3 anni e l’11 settembre che mi ha colpito profondamente. Nei primi momenti davanti a quelle terribili immagini ho avuto paura, paura della guerra, di dover essere costretto a partire per combattere chissà dove; non si capiva, in quel momento, cosa poteva succedere subito dopo. Le cose fortunatamente hanno preso una piega meno drammatica, ma in quel momento tutto mi sembrava in forse.

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Per ora è tutto. Alcune cose le trovate approfondite nelle prossime pagine, altre verranno aggiunte col tempo. Notizie, fatti e pensieri in tempo quasi reale le trovate sul mio blog, attivo da Ottobre 2004.